Breve Indagine Conoscitiva
Nel percorso creativo che da alcuni anni dedico al segno glifico, al suo tracciare e alle sue contaminazioni, la fotografia e il trattamento digitale dell’immagine fotografica, arriva ultimo, quasi prima necessitasse una sorta di riflessione o di comprensione del media da usare.
Arriva dopo il disegno, la pittura, gli alfabeti e la scultura ma arriva come flusso di continuità di un percorso esperenziale sempre in divenire.
Questo è un lavoro di pittura fotografica e questa serie d’immagini, non hanno e non necessitano di un titolo perché non sono narrative. Inoltre, non è utile all’immagine stessa instradare il pensiero dell’osservatore su binari interpretativi prestabiliti.
Ogni immagine è un momento d’interazione tra diversi sistemi di segni: forme corporee, ambienti, strutture o elementi a sfondo e glifi.
La scelta delle immagini ha una connotazione evidentemente erotica e ogni immagine risponde ad alcuni requisiti quali una posizione funzionale alle possibilità d’intervento, la possibile trasformazione e la ricomposizione. In effetti, degli originali scatti rimane poco o niente di riconoscibile.
Anche la scelta degli ambienti e degli sfondi è stata accurata ed ognuno si lega indissolubilmente alla forma-corpo in un continuo rimando tra l’uno e l’altra.
Quindi nessuna concezione al caso e all’improvvisazione.
Al contrario, metodo e ricerca compositiva.
Ogni immagine è identificabile attraverso il numero di creazione, l’anno e la sigla.
(erosglyph/24/2004mjm)

Credo che in questa situazione d’uso, il Glifo necessiti di una definizione: il glifo è un segno inteso in una accezione barthesiana e cioè: “…un carattere, una forma, un colore espressione... di una sessualità felice, dolce, sensuale, piena di giubilo…”.
Se questo avviene è perché questo segno, questo Glifo, ha una semplice e riconoscibile traccia umana che gli permette di interagire in varie situazioni. Per esempio è grazie a questo interagire che nasce l’Alfabeto Danzante e i quadri pittoglifi di cui in altre pagine si possono vedere esempi.
Nel caso specifico di questa manipolazione digitale, il Glifo agisce su forme corporee femminili e maschili.
Forme senza identità, devisualizzate e quindi spersonalizzate.
Queste forme-corpo sono usate come sensuali spazi di gioco, percorsi di scoperta e frenesia in una chiara quanto giocosa espressione di sessualità libera .
Dunque ecco i glifi agire sulle forme, invaderle, percorrerle, frugarle e scoprirle in un ironico ed erotico formicolare di vita.
Nel contempo però, nel tripudio di colore e forme, qualcosa s’intromette nel gioco glifico. Sulle forme-corpo affiorano altri segni, tracce di possibili mutamenti e di contaminazioni.
Il colore-calore si smarrisce ed emergono malevole tracce decoloranti di un grigio freddo e metallico. Forse è in atto il processo uniformizzante della passività.
Al giocoso desiderio di essere, esistere e convivere con liberi e individuali modelli di pensiero, sento il lento sovrapporsi di una cultura ostile e timorosa (e forse invidiosa) del cambiamento, ritrosa e, ciò che temo di più, conflittuale con le libertà individuali.